Gli interventi di aiuto umanitario, effettuati in Sri Lanka, nei campi profughi del Libano, Gaza e Mali, ad Haiti e in Italia a seguito di terremoti, la formazione di educatori in Mozambico e l’offerta di borse di studio primario ed universitario, dimostrano che l’accesso alle risorse culturali attraverso opportuni programmi formativi di ripristino delle risorse culturali, consente di affrontare molto meglio eventi difficili come la fuga dal proprio paese in guerra, catastrofi e povertà.
Questa capacità, chiamata resilienza, è promossa attraverso metodologie attive centrate sulla narrazione, il dialogo, l’appropriazione dei simboli culturali e religiosi legati ai patrimoni materiali ed immateriali presenti nei monumenti e contenuti nei linguaggi espressivi della musica, del teatro, delle fiabe, delle preghiere e dei rituali. Grazie ad essi la coscienza d’appartenere a una comunità, ad un popolo aiuta a mantenere l’identità necessaria per affrontare gli eventi difficili.
Il senso di continuità esistenziale, interrotto da eventi catastrofici siano essi di origine umana o naturale oppure dalla povertà, è preservato, da relazioni affettive presenti nell’ambito familiare ma anche da attività che, andando alle radici culturali, riescono a dare significato alla precarietà e alla frammentazione dell’esperienza che si sta vivendo.
A tal fine il legame tra cultura- resilienza- identità è molto importante e in questi anni di esperienza si è sempre più rinforzato l’impegno dell’Associazione nel trovare gli strumenti più utili a promuoverlo. Ne sono un esempio le “fiabe senza parole” per la biblioteca dei bambini rifugiati a Lampedusa o nei campi profughi di Libano e Mali, il progetto “memory box” con famiglie mozambicane colpite dall’AIDS, le attività presenti nella guida orientativa per interventi psico-educativi “Tutori di resilienza”

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