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Tutori di resilienza

L’obiettivo del progetto è di offrire competenze teorico–pratiche ai social workers, basandosi sul modello “Tutori di Resilienza”. L’intervento è rivolto agli insegnati del villaggio di Jharlang nel distretto di Dhading in Nepal. “Tutori di resilienza” si propone di condurre i social workers nello sviluppo delle conoscenze teorico- pratiche sui fattori protettivi e di rischio, seguendo il paradigma della resilienza. L’efficacia e la validità di questo strumento sono supportate da diversi studi scientifici effettuati in contesti nazionali ed internazionali (Sri Lanka, Haiti, Pakistan, Cile, Gaza, Giordania, Mali e Libano) dall’ “Unità di ricerca sulla resilienza” del Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (UCSC).

Premessa

Le diverse esperienze di distruzione del terremoto, l’impotenza e i vissuti di morte che hanno sperimentato adulti e minori incidono direttamente sulla loro salute mentale e sul funzionamento sociale, creando in alcuni casi traumi nei sopravvissuti.
Nel bambino le conseguenze traumatiche scaturite dall’evento possono arrivare ad interferire con l’adempimento dei compiti evolutivi, ostacolandone i processi di maturazione cognitiva, emozionale e comportamentale (Cicchetti, 1984).
La resilienza può essere definita come la capacità umana di affrontare, superare e raggiungere risultati positivi di fronte a contesti di rischio o avversità, attraverso l’utilizzo efficace delle proprie risorse interne ed esterne. Resiliente è colui che ha la capacità di crescere e di costruirsi o ricostruirsi come persona in situazioni sfavorevoli quali la povertà, l’abbandono, l’emarginazione sociale (Castelli, 2013).
Promuovere resilienza significa dunque proporre situazioni concrete in cui siano presenti: la garanzia dei bisogni primari di accudimento e di relazione; l’accettazione profonda della persona che permette l’accoglimento, la condivisione e la comprensione empatica; il riconoscimento delle risorse, poiché queste possono essere utilizzate solo se diventano visibili; ed infine la pluralità di proposte operative, per potenziare la creatività ed aprire orizzonti nuovi (Cecchetto, 2008).

In contesti di post emergenza, la scuola e gli insegnanti hanno un ruolo importante per aiutare i bambini a superare gli eventi traumatici , rafforzando le loro risorse interne ed esterne. È un ambiente privilegiato nel quale il PTSD (Post Traumatic Stress Disorder) e le sue manifestazioni hanno la probabilità di emergere. Appare, per questo, di cruciale importanza stimolare una partecipazione attiva degli insegnanti agli interventi: il personale scolastico dovrebbe acquisire consapevolezza rispetto all’insostituibile ruolo che la scuola può ricoprire nella risposta a questa sfida (Klingman, 1993).

Figure di riferimento, i tutori di resilienza, secondo la dizione di Cyrulnik, sono gli adulti che, nonostante non possano sempre guarire le ferite, hanno il ruolo essenziale di promuoverne la cicatrizzazione. Essendo anch’essi vittime dell’evento traumatico, importante è la loro risposta alla catastrofe: se essi faticheranno a controllare le proprie emozioni e i propri comportamenti, è molto probabile che i bambini si sentiranno maggiormente spaventati e insicuri. Infine, lavorare con bambini e social workers permette indirettamente di rafforzare le famiglie, così come le comunità.

Contesto

Il progetto si svolgerà nel VDC (Village Development Commettee) di Jharlang, uno tra i più remoti del distretto di Dhading. Esso ha una superficie totale di 192.487 ettari, di cui il 38% dedito all’agricoltura. Molte parti del distretto sono ancora escluse dal collegamento stradale, cosa che rende ancora più difficile portare aiuti alla popolazione terremotata. Qui vivono 336.250 abitanti e la percentuale di popolazione povera (oltre il 35%) è superiore rispetto alla media nazionale. Il distretto di Dhading si trova al 41esimo posto nella classifica dell’Indice per lo Sviluppo Umano.

Proposta progettuale

Il progetto si sviluppa nell’ambito di una strategia d’intervento multidisciplinare che ha come finalità la protezione del bambino, l’accoglienza, il sostegno e la sua partecipazione alle attività. Dopo le situazioni di disastri naturali, è importante promuovere la formazione degli insegnanti, trasmettendo loro strumenti e metodologie che consentano il sostegno dei bambini.

In particolare, le attività che utilizzano linguaggi espressivi, come l’arte, il teatro, la musica e la danza, sono considerati strumenti efficaci perché offrono ai bambini un modo poco invasivo per esprimere i propri sentimenti ed emozioni. Tuttavia di fronte a bambini o ragazzi che hanno visto crollare le proprie abitazioni, vivendo spesso la morte di amici o parenti, è necessario un sostegno ed un accompagnamento empatico da parte di famiglia ed insegnanti nella nuova realtà che li accoglie. Il processo di empowerment e la formazione degli insegnanti come tutori di resilienza mirano anche a rafforzare il loro senso di auto-efficacia come leader e figura di riferimento.

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Beneficiari

– 25 insegnanti appartenenti ai Temporal Learning Center (TLC)
– 100 bambini tra 6 e 13 anni che frequentano i TLC; – 10 TLC sparsi nel distretto di Dhading

Obiettivo

Il progetto mira ad avviare processi di resilienza nei bambini, attraverso la formazione degli insegnanti che lavorano nei TLC, trasmettendo loro strumenti e metodologie che gli consentano di assumere il ruolo di tutori di resilienza.

Obiettivi specifici per gli insegnati:

  • Favorire l’acquisizione e lo sviluppo di conoscenze relative all’attivazione di processi di resilienza.
  • Sviluppare competenze operative per la conduzione di laboratori espressivi utili a promuovere resilienza negli alunni.
  • Promuovere la cooperazione tra insegnanti.

Obiettivi specifici per i bambini:

  • Potenziare e rinforzare il processo di resilienza
  • Promuovere il senso di autostima e self-efficacy attraverso i linguaggi creativo-espressivi.
  • Rafforzare il senso d’appartenenza al gruppo mediante la condivisione delle esperienze vissute.

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AZIONI DEL PROGETTO

L’intervento “Tutori di Resilienza” prevede la formazione di formatori locali affinché promuovano resilienza nei minori dopo il terremoto. L’intero progetto ha una durata di circa 8 mesi, suddiviso nelle seguenti fasi:

AZIONE N° 1: CORSO DI FORMAZIONE

Il corso di formazione è composto da una parte teorica e una pratica.
Nella prima parte il team dell’UCSC svilupperà con gli insegnati i contenuti concernenti il paradigma del processo di resilienza, fattori di rischio e fattori protettivi. Nella parte pratica, gli insegnati sperimenteranno, attraverso laboratori creativi, gli strumenti, le capacità e le competenze acquisite durante le sessioni teoriche. Durante questa azione, gli insegnanti lavoreranno direttamente con i bambini, sotto la supervisione del team dell’UCSC.
Durata: 6 giorni (3 giorni teorici e 3 giorni di workshop)

AZIONE N° 2: ITINERARI DI RESILIENZA

Conclusa la formazione e in base alle esigenze del contesto, l’ UCSC offre agli insegnanti linee guida di lavoro attraverso una serie di atelier creativo-espressivi, basati sulla guida “Tutori di resilienza “. Lo scopo di quest’azione è di sviluppare un programma di promozione della resilienza. Il team UCSC, in collaborazione con uno psicologo locale (scelto da Apeiron) , supporterà gli insegnanti nella realizzazione delle attività con i bambini. Lo psicologo si occuperà inoltre di trasmettere i feedback degli insegnanti, attraverso report e call Skype.
Durata: 6 mesi.

AZIONE N° 3: MONITORAGGIO

Con l’obiettivo di misurare l’impatto del progetto, il team USCS in collaborazione con Apeiron pianificheranno un programma di monitoraggio: attraverso azioni di pre e post assessment valuteranno l’accrescimento del benessere e della salute mentale dei minori destinatari. Vengono utilizzati per la valutazione diversi tipi di questionari, indaganti il livello di resilienza, il disturbo da stress post traumatico e l’integrazione sociale .
Durata: 8 mesi.

Cronogramma

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