La resilienza è stata diversamente definita dagli svariati autori che l’hanno affrontata.

In una prima accezione mutuata dall’ingegneria, il termine indica la capacità che possiede un materiale di ritrovare la sua forma originale dopo aver subito una deformazione.

Per analogia la lingua inglese lo utilizza per designare la capacità umana di sopportare i colpi inferti dalla vita.

Il progetto internazionale di ricerca degli anni 90 (International Resilience Project) la resilienza è “la capacità universale che permette alla persona, ad un gruppo o a una comunità di prevenire, ridurre o superare gli effetti negativi dell’avversità”.

La resilienza non è però uno stato predefinito e immutabile: l’individuo può essere resiliente in certe condizioni sfavorevoli ma non in altre, inoltre le sue capacità di resilienza possono evolversi nel tempo in rapporto allo sviluppo della persona e all’invecchiamento.

Queste osservazioni ci permettono di definire la resilienza come la capacità di raggiungere un adattamento funzionale malgrado situazioni avverse, capacità derivante dall’integrazione di apprendimenti specifici, per lo più collegati a contesti d’interazione sociale.